“Io voglio sparire per far sì che si curino di me. E se è una malattia, non voglio guarire.”
Questo è quello che mi son sentita dire oggi. Sì dico “sentita dire”, come se qualcun altro lo avesse fatto, come se fosse un pensiero scaturito da qualcuno dentro di me, che certamente non sono io. Giusto?
Da figlia di genitori lavoratori, sempre in giro per il mondo a inseguire i loro successi, che venivano sempre al primo posto, il mio obiettivo era di brillare. Brillare ai loro occhi, essere perfetta in modo che magari, la volta successiva, mi avrebbero portato con loro a Londra, Tokyo o dove cavolo il loro lavoro li chiamasse.
Da figlia di genitori sotto i riflettori volevo solo essere come loro. Sotto una luce scintillante, degna di stare accanto a mio padre, vicina a mia madre.
Facevo di tutto. Scuola, sport, tutti i corsi possibili immaginabili, ma non bastava mai. Io volevo solo stare con loro, essere la figlia perfetta di cui non dovessero vergognarsi.
Mancava una cosa. La perfezione fisica assoluta. Mia madre dimostra 30 anni. Poco meno. Purtroppo è così. Mi chiedono se sono sua sorella. Mi uccide. Devo sempre lottare per essere come lei, degna di lei.
Ecco ora sapete il come e il perché. Ho scritto questo post per Ambra/Voglioessereleggera; non sentirti sola, i genitori sono tutti diversi ma tutti assurdi e lontani allo stesso modo.
I miei non si sono accorti di nulla. Sono via da una settimana, sono tornata oggi e loro sono fuori con degli amici. La loro vita scorre perfetta, ci sono solo io a infangarla. E per farne minimamente parte devo essere come loro, perfetta.
E lo sarò. Tanto a cena non c’è nessuno che controlla se mangio.

Non sarò mai come mi avevano immaginato loro. Chissà quanto più splendida mi sognavano quando ero nel calore della pancia di mia madre. Non capisco perché invece sono nata così sbagliata. Insopportabile. D'impiccio. Un fastidio caduto sopra le loro teste. Sono un meteorite d'ambra fossile. E non andrò mai dritta quando vado in bici, perché sono storta nei pensieri.
RispondiEliminaGrazie per lo spazio che mi hai dedicato, per le parole gentili che hai usato con me. Per la dolcezza che hai mostrato, la comprensione che non ho neppure dovuto chiedere. Grazie.
Non lo saremo mai, non siamo fatte di pensieri o di ideali. Che non pesano nulla e al quale vogliamo così dannatamente somigliare. Che lo vogliamo o no, siam fatte di carne. E, si sa, la carne è imperfetta. Ma continuo a provare, ormai è una parte di me e non sarà facile sradicarla.
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